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Castello Normanno-Svevo e giardini Isabella d'Aragona

Piazza Federico II di Svevia, 4 - 6010 - 70122
tutti i giorni tranne il mercoledì ore 8,30 - 19,00
http://www.novaapulia.it/it-IT/widgetkit/castello-svevo-di-bari
+390805213704
3,00 € - 1,50 €
castello.bari@novaapulia.it
committente Ruggiero il Normanno
INIZIO COSTRUZIONE 1131 d.C.
USO ATTUALE Castello e sito archeologico visitabile e sede di alcuni uffici della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio
“Simbolo oscuro di un potere arroccato e avulso dalla vita quotidiana, non fu mai il castello dei baresi, che da esso – più che difesi – si sentivano minacciati” (Stefania Mola).
Il castello normanno-svevo si erge tra corso Antonio De Tullio e piazza Federico II di Svevia, ai margini estremi della città vecchia. La sua imponente cinta muraria munita di grandi bastioni a lancia è circondata su tre lati (escluso quello settentrionale un tempo bagnato dal mare) da un profondo fossato. Il castello è fiancheggiato dai suggestivi Giardini Isabella d’Aragona, duchessa di Bari tra il 1501 e il 1524. Soltanto il fascino della corte aragonese delle due duchesse di Bari, Isabella d’Aragona e Bona Sforza, riuscì ad attenuare l’ostilità dei Baresi nei confronti di questo segno del potere imperiale.
Al 1131 si fa risalire la costruzione del primo nucleo fortificato, voluto da Ruggiero il Normanno, ma la sua attuale conformazione è il risultato di rimaneggiamenti e implementazioni di più epoche: normanna, sveva, angioina e aragonese.
Attraverso un ponte posto sul lato sud del fossato, superato il portale di ingresso decorato con lo stemma dei Borbone ultimi possessori del castello (XVIII-XIX secolo), si accede al cortile esterno e quindi al nucleo originario di età medievale.
Il castello medievale è munito ai quattro angoli da torri i cui nomi fanno riferimento a vicende storiche: la “Torre dei Minorenni” (sud-ovest) fu carcere minorile dal 1832 al 1931 ed è altrimenti detta “Viscontina” per i lavori eseguiti da Gaspare Visconti sotto gli Sforza; la “Torre del Semaforo” o “Torre della Marina” (sud-est), usata dalla Marina Militare per installarvi un semaforo sul terrazzo; la “Torre del Monaco” o “Torre di S. Francesco” (nord-ovest) che pare abbia ospitato il santo ai tempi di Federico II; la “Torre del Vento” (nord-est).
Vicino alla Torre dei Minorenni, sul lato ovest, si trova l’ elegante portale ad arco ogivale costruito da Federico II che richiama, nella decorazione dell’archivolto e in particolare nella raffigurazione di un’aquila con preda tra gli artigli, il potere imperiale.
Il portale conduce a un vestibolo, con alte volte a crociera che poggiano su colonne e paraste ornate da capitelli a fogliami, che si prolunga in una loggia affacciata sul cortile centrale di stile rinascimentale abbellito da una scalinata a doppia rampa di epoca aragonese. La rampa di sinistra sostituì quella preesistente medievale, quella di destra fu realizzata per l’accesso a cavallo.
Dopo esser stato adibito a carcere e caserma nel XIX secolo, il castello è oggi sede di alcuni uffici della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio e ospita una Gipsoteca in due sale dell’ala ovest al piano terra: raccoglie i calchi in gesso di elementi decorativi scultorei estrapolati dai maggiori edifici religiosi e civili della Puglia tra XI e XVII secolo. Altre sale al piano superiore ospitano mostre temporanee e una raccolta di ceramiche e maioliche del XVI-XVII secolo rinvenute in loco.
Dal lato nord del cortile si accede a un percorso sotterraneo lungo il quale sono visibili resti di case pavimentate con servizi e impianti produttivi bizantini per la lavorazione del ferro e di oggetti in osso, e di una chiesa della metà del X secolo forse dedicata al culto di Sant’Apollinare.
INIZIO COSTRUZIONE 1131 d.C.
FINE COSTRUZIONE XIV secolo
committente Ruggiero il Normanno
EDIFICI PRECEDENTI Strutture abitative di epoca bizantina
Il castello, nel suo nucleo originario costituito da una cinta quadrangolare trapezoidale con torri angolari e intermedie, fu edificato su preesistenti strutture abitative di epoca bizantina per volere di Ruggero il Normanno, verosimilmente intorno al 1131, per difendere ma soprattutto controllare la città.
Tra il 1233 e il 1240 Federico II di Svevia (1194-1250), in seguito ai danni subiti dal castello per mano di Guglielmo il Malo nel 1156, recuperò le strutture superstiti (cinta muraria e impianti interni) e ne enfatizzò l’aspetto residenziale e rappresentativo, abbellendo androne e cortile con capitelli a fogliami (che recano la firma di Minerrus de Canusia e Melis de Stelliano), innalzando un portico e alleggerendo la severità delle torri con finestre decorate e oculi a traforo. Fece realizzare tra il quarto e il quinto decennio del XIII secolo lungo il lato ovest del nucleo interno (vicino alla Torre dei minorenni) il decorato e simbolico portale federiciano.
Carlo I d’Angiò (1226-1285), invece, commissionò importanti lavori di restauro ai protomagistri Pietro d’Angicourt e Giovanni di Toul, tra cui si ricorda la costruzione di un secondo ingresso al castello sul lato nord affacciato sul mare.
Il re Ferdinando d’Aragona attribuì alla famiglia Sforza il Ducato di Bari e donò loro anche il castello. Alla prima metà del Cinquecento – sotto Isabella d’Aragona (1470-1524) e la figlia Bona Sforza (1493-1557) – risale la costruzione della cinta bastionata esterna con murature a scarpa, della scalinata rinascimentale a doppia rampa nel cortile interno e del rafforzamento della cortina muraria del lato nord con l’inglobamento del preesistente portico (oggi “Sala Sveva”).
Le due donne, di polso, di elevata cultura e benvolute dai Baresi, trasformarono il castello in dimora principesca, degna meta di letterati e uomini di potere. Bona Sforza morì nel castello nel 1557 dopo un periodo di assenza trascorso al seguito del marito Sigismondo I Iagellone re di Polonia. Il forte legame con la Polonia portò la regina ad intitolare a San Stanislao la cappella che si affaccia sul fronte orientale della corte, in origine dedicata a San Francesco. A lei è dedicato il monumento funebre voluto dalla figlia Anna, situato nell’area absidale della basilica di San Nicola. Nel XIX secolo il castello fu utilizzato inizialmente come carcere (in questo periodo fu ribattezzata la “Torre dei minorenni”, che ospitò la prigione dei minorenni) e successivamente come caserma per fanteria e gendarmeria.
STILE Medievale
STILE SECONDARIO Rinascimentale
MECENATE Ruggiero il Normanno, Federico II di Svevia, Carlo I d'Angiò, Isabella d'Aragona e Bona Sforza

All’estremità sud-occidentale della città vecchia, lambito dal mare sino agli inizi del secolo scorso, sorge il castello di Bari. Accanto ad esso si dispongono i giardini Isabella d’Aragona, nell’area che la stessa duchessa aveva destinato a un canale d’acqua che, attraversando l’attuale Corso Vittorio Emanuele, avrebbe trasformato la città vecchia in un’isola. L’immagine attuale del castello è molto diversa da quella originaria. Tutta l’area, ai margini estremi della città, in età alto medievale era caratterizzata da un forte impaludamento con un arenile sabbioso da cui emergeva una bassa scogliera. Scavi archeologici effettuati in alcuni ambienti del castello hanno attestato la presenza di strutture abitative e di culto, ma non si hanno tracce di precedenti edifici di difesa. Gli scavi, condotti a partire dal 1975, hanno portato alla luce nell’ala nord, al di sotto di un pavimento in lastre calcaree di epoca normanna, una chiesa a tre navate, probabilmente dedicata a S. Apollinare, con sepolcreto annesso e recinto rettangolare retrostante, di epoca bizantina.

Nell’ala ovest è emerso un gruppo di abitazioni dello stesso periodo, così come nel lato orientale del fossato. Quest’ultime presentano tracce di incendio che fanno ipotizzare siano state distrutte e abbandonate con la costruzione del primo castello. Nonostante non vi siano evidenze archeologiche che ne attestino la presenza, non si può escludere che in età bizantina, o ancora precedente, potesse esserci in quest’area una qualche forma di fortilizio posto a difesa di un porto collocato ad occidente della penisola, come ritenuto da alcuni storici. I documenti collocano la costruzione del castello al 1132 attribuendolo al normanno Ruggero II, quando il nucleo fortificato bizantino viene smantellato per far posto alla nascente basilica di San Nicola. I nuovi conquistatori venuti dal Nord, insediano la loro fortezza al margine e al di fuori della città, come loro consuetudine, edificando in quest’area il loro centro di potere e di controllo urbano e territoriale. L’impianto originario rimarrà sostanzialmente immutato anche a seguito dei successivi interventi di epoca federiciana.

Un recinto quadrangolare con una corte centrale e quattro alte e possenti torri agli angoli ha caratterizzato minacciosamente il paesaggio urbano dal XII al XVI secolo con le cortine murarie realizzate in grossi blocchi bugnati di tufo carparo. In origine non dovevano esserci le ampie bucature che vediamo oggi, ma feritoie e un portale di accesso collocato ad una quota più alta servito probabilmente da un ponte levatoio. Oggi sono visibili solo tre torri, perché quella all’estremità nord-occidentale, denominata “torre dei Venti” era utilizzata come deposito di polvere da sparo e fu distrutta da un’esplosione. Altre due torri di forma poligonale, di cui si leggono le tracce a livello archeologico, erano addossate al centro dei lati meridionale e occidentale della cinta. Probabilmente queste furono demolite quando il castello venne trasformato in palazzo per consentire una migliore illuminazione degli ambienti ed un passaggio meno angusto all’interno della cinta bastionata Le torri superstiti prendono il nome da eventi storici che le hanno viste protagoniste. La torre di sud-ovest è detta “dei Minorenni” perché fu carcere minorile dal 1832 al 1931, o “Viscontina” per via dei lavori che Gaspare Visconti eseguì sotto gli Sforza. La torre di sud-est è denominata “della Marina” o “del Semaforo”, perché usata dalla Marina Militare per installarvi un semaforo sul terrazzo. La torre a nord-est è detta “del Monaco” o “di S. Francesco”, perché la tradizione vuole che qui sia stato ospitato il Santo per volere di Federico II. L’edificio non ha subito importanti trasformazioni fino al XVI secolo quando, con gli aragonesi, si circondò il nucleo originario reso obsoleto dalle nuove tecniche belliche introdotte dall’avvento della polvere da sparo. Fu realizzata una cintura bastionata su tre lati con murature a scarpa. Il quarto lato, a nord, era protetto dal mare che giungeva fino ai piedi dell’edificio. Probabilmente a causa dei bassi fondali che non permettevano l’avvicinarsi di navi dalla costa fu ritenuto superfluo munire anche questa parte di nuove strutture difensive più idonee a sostenere eventuali cannoneggiamenti. Diversa era la situazione a sud ovest che offriva il lato più esposto e quindi necessitava del bastione più possente. Il fianco di sud est, pur munito di un bastione di minori dimensioni, era comunque parzialmente difeso dalla presenza della città.

La nuova cinta fu realizzata con un basamento a scarpa, che una cornice a beccatelli separa dalla muratura superiore, e quattro bastioni negli angoli, due dei quali a pianta pentagonale. Sul lato orientale del bastione maggiore, raggiungibile con un ponte in muratura che attraversa il fossato, è posizionato l’attuale ingresso di foggia durazzesca con arco ribassato incorniciato da un cordolo. È sovrastato da due stemmi, quello aragonese in alto e quello borbonico più in basso, di cui oggi è impossibile leggerne le forme a causa del deterioramento della pietra. In origine il portale era collocato al centro della cortina meridionale preceduto da un ponte levatoio.

Superata la cortina cinquecentesca, oltre la torre dei Minorenni, si apre nelle mura occidentali interne, l’antico portale d’accesso al castello medievale, attribuito alle trasformazioni di epoca federiciana. Si tratta di un arco lunato ogivale a doppia ghiera composto da conci scolpiti, di cui quello in chiave raffigura un’aquila che stringe tra gli artigli una preda, simbolo del potere imperiale.

Attraversando ancora un ambiente voltato a botte e passando al di sotto di un portico, anch’esso voltato a crociera su colonne, ci si immette all’interno dell’ampia corte centrale in cui è visibile, in posizione decentrata, una vera da pozzo che segna la presenza di una cisterna sotterranea per la raccolta delle acque piovane. I prospetti della corte sono caratterizzati da forme rinascimentali di cui è esempio la scalinata a doppia rampa che conduce agli ambienti superiori sul fronte occidentale.

La rampa di sinistra sostituì la scalinata di epoca medievale, mentre quella di destra fu realizzata con gradini bassi e larghi per poter essere percorsa dai cavalli. I lavori furono realizzati da Bona Sforza, figlia di Isabella d’Aragona, come testimonia l’iscrizione posta sulla porta alla fine della scala. Opera di Bona Sforza è anche la cappella che si affaccia sul fronte orientale della corte, in origine dedicata a San Francesco, fu intitolata a San Stanislao a sottolineare il rapporto con la Polonia della Regina (fu la seconda moglie di Sigismondo I Re di Polonia). In questa fase fu innalzato anche il fronte settentrionale del cortile, andando a nascondere il porticato a grandi arconi ogivali di età angioina, che oggi costituiscono la cosiddetta “Sala Sveva”. Sul fronte mare di questa ala, si aprono una posterula, detta “del Soccorso”, e tre bifore ascrivibili alla risistemazione angioina. Merita una visita la gipsoteca in cui sono riprodotti i calchi di portali e apparati scultorei di età romanica e gotica di alcuni importanti monumenti pugliesi.

Nel Bollario Francescano si racconta del passaggio di San Francesco, di ritorno dalla Palestina nel 1220, in terra di Bari, dove avrebbe anche posto la prima pietra del convento detto poi di San Francesco della Scarpa. Si narra che Francesco intendeva incontrare Federico II, forse per invogliarlo a promuovere la crociata auspicata da Innocenzo III. Al termine del colloquio sarebbe stato “relegato in un androne” dove gli era stato preparato un giaciglio di fortuna; una avvenente fanciulla si propose al santo. Francesco la invitò a condividere il suo rustico letto, ma la donzella fuggì impaurita dalla presenza di carboni accesi sul materasso. Nello stesso luogo, in ricordo di tale evento, fu eretta una piccola cappella e successivamente posta una iscrizione (1635) riportata dallo storico Petroni: Hic lascivientem puellam, vel saevientem Hydram, igne domuit Franciscus cinerea exutus (qui Francesco, vestito di sola cenere, vinse col fuoco la fanciulla lasciva e l’orrido serpente).
Un altro episodio, ricordato tra i Fioretti di S. Francesco, lega il santo ala città: nel tragitto tra il castello e il litorale il suo compagno di viaggio, Frate Masseo, scorse una borsa piena di monete e fu tentato di raccoglierla per l’obolo ai poveri. Nonostante la ferma contrarietà di Francesco, il buon Masseo provò ad impossessarsi della borsa finchè non ne fu dissuaso per la comparsa di una serpe. In ricordo di quanto accaduto venne edificata dai cittadini una cappella detta di S. Francesco alla rena.


Come raggiungere la città
airport AEREOPORTO  

Prendi SS16 da Viale Enzo Ferrari e Strada Provinciale 204/Viale Gabriele d'Annunzio/SP204.
Segui SS16 e Via Napoli in direzione di Via S. Francesco D'Assisi a Bari.
Continua su Via S. Francesco D'Assisi. Guida in direzione di Piazza Federico II di Svevia

motorway AUTOSTRADA  

Prendi E843, Viale Giuseppe Tatarella e Sottovia Giuseppe Filippo in direzione di Via Napoli a Bari.
Continua su Via Napoli. Guida in direzione di Piazza Federico II di Svevia.

other MEZZI  

Arrivano a 150 metri dal castello le linee 01 - 02 - 02/ - 03 - 06 - 13 - 14 - 16 - 19 - 20/ - 22 - 27 - 35 - 42 - 53 - 71 - CMM - A - B

park PARCHEGGIO  

Piazza Massari - Piazza Federico II di Svevia - Piazza Prefettura

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