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Chiesa di San Giacomo

Piazza dell'Odegitria - 6010 - 70122
Gratuito -
INIZIO COSTRUZIONE 892 d.C.
USO ATTUALE Chiesa
In piazza dell’Odegitria, a pochi passi dalla maestosa cattedrale di San Sabino, sorge la piccola chiesa dedicata a San Giacomo, in posizione insolita, presso la Porta Vecchia e rivolta a nord, in direzione del cammino verso Santiago di Compostela. La struttura risale all’XI-XII secolo e mostra le caratteristiche proprie del romanico “minore” (simile allo stile delle chiese di San Gregorio, Santa Pelagia, San Basilio e San Marco). Edificata in candida pietra di Trani, la facciata principale si presenta severa e rigida, con un’unica vasta superficie levigata, nella quale trovano spazio una finestra principale in sostituzione del classico rosone, quattro monofore e un portale risalente al Cinquecento. Sulla lunetta del portale una epigrafe quadrangolare in latino, quasi del tutto illeggibile nonostante gli interventi di restauro, attesterebbe la consacrazione della Chiesa al culto. Il secondo portale, ornato da una statua di raffigurante san Giacomo vestito da pellegrino risalente al XV secolo, è oggi quasi invisibile perché affacciato su un vicolo molto stretto, mentre una volta si ritiene fosse affacciato verso la Porta del Castello. Il campanile si identifica per la presenza dei due stili che maggiormente hanno caratterizzato il monumento: in basso il romanico, con eleganti bifore che si aprono sui quattro lati; nella parte superiore il barocco con il caratteristico coronamento a cipolla (aggiunta commissionata dalla badessa Carducci nel XVIII sec.). La parte interna della chiesa fu invece decorata da D.A. Vaccaro, già architetto del rinnovamento barocco della vicina cattedrale. Il sistema decorativo viene definito “atettonico”, nel quale è impossibile non notare le volute di bianchi stucchi rococò che prepotentemente occupano ogni spazio. Fino al 1947, esisteva un attiguo convento di monache destinato alle fanciulle di rango aristocratico, le quali lì vivevano una vita fatta di agi, dove partecipavano a pranzi, incontri e festini con le loro famiglie di origine. L’altare maggiore riccamente decorato è da attribuirsi all’artista napoletano C. Tucci. Interessante è anche il pavimento maiolicato opera della bottega dei Mazza, che contrasta col biancore degli stucchi delle pareti.
INIZIO COSTRUZIONE 892 d.C.
CONSACRAZIONE seconda consacrazione nel 1627
EDIFICI PRECEDENTI parco degli uccelli (ornitrophìon)
Una antica leggenda attribuisce la fondazione della chiesa a Symbatikios, stratega di Macedonia, Tracia, Cefalonia e Longobardia (Puglia), inviato a Bari dall’imperatore bizantino Basilio I negli anni 891-892. Si ritiene che Symbatikios sia stato anche fondatore dell’attiguo monastero di San Giacomo, creato sui terreni donati dall’arcivescovo Giovanni nell’892, prima occupati da un “parco degli uccelli” (ornitrophìon), risultato di una probabile cattiva lettura di ptochotrophion (ospizio per i poveri). La prima testimonianza storica riferita alla chiesa è una Bolla del 1075 di papa Gregorio VII all’abate Giovanni di Santa Maria di Banzi. Dal 1344 il monastero viene affidato all’Ordine delle monache benedettine Olivetane, e consacrato infine nel 1627 dall’arcivescovo Ascanio Gesualdo. La prima ristrutturazione della chiesa fu voluta dalla badessa Domitilla Ventura. La ristrutturazione più significativa però, di cui rimane un’importante testimonianza ancora oggi, è quella curata da D.A. Vaccaro nel 1729, il quale regalò alla chiesa una sfarzosa veste barocca oltre che una vera e propria quadreria, composta da dipinti attribuibili allo stesso Vaccaro, al figlio Ludovico e a Paolo de Matteis.

In Piazza dell'Odegitria, a qualche decina di metri dalla Cattedrale, affaccia il prospetto della Chiesa di San Giacomo, precedentemente dedicata al Salvatore. Distrutta o comunque fortemente danneggiata insieme all’annesso convento nel 1156 dalle truppe di Guglielmo il Malo, venne riedificata nel 1180. Dal 1919 l’edificio è gestito come sede ausiliaria della Cattedrale. La sobria facciata si presenta con paramento di conci squadrati in pietra calcarea e si conclude con due falde che spiccano al di sopra di una cornice orizzontale che corre lungo tutto il prospetto. Pochi elementi interrompono tale continuità: quattro gradini precedono un portale segnato da una doppia cornice con architrave e lunetta superiore a tutto sesto che contiene le due ante lignee composte da ventiquattro formelle geometriche uguali tra loro. In asse con il portale si apre un finestrone barocco, dal profilo mistilineo, affiancato da quattro monofore tamponate. Al di sopra della lunetta del portale, una epigrafe quadrangolare in latino, quasi del tutto illeggibile nonostante gli interventi di restauro, attesterebbe la consacrazione della Chiesa al culto. Ulteriori interventi di rifacimento e di restauro sono visibili sulla facciata. In particolare nella parte superiore del finestrone barocco e nella parte centrale del timpano. Sul prospetto laterale di via San Giacomo, si aprono una porta con lunetta in cui è rappresentato a rilievo il Santo e le finestre in alto da cui prende luce l’interno.

Il campanile è inglobato nella muratura del presbiterio per tutta l’altezza della chiesa. Svetta, leggermente ruotato rispetto all’orientamento dell’edificio e si identifica dalla presenza dei due stili che maggiormente hanno caratterizzato il monumento: in basso il romanico, con eleganti bifore che si aprono sui quattro lati, caratterizzate da esili colonnine sormontate da capitelli; nella parte superiore il barocco, sempre con quattro bifore di più semplice fattura e con il caratteristico coronamento a cipolla, aperta sui quattro lati da oculi ellittici. Questa aggiunta fu commissionata nel XVIII sec. dalla badessa Carducci.

Alla semplicità della facciata fa da contrappunto l’aspetto tardobarocco dell’interno, progettato dall’architetto campano Antonio Vaccaro tra il 1745 e il 1747. La Chiesa, ad aula unica (24 x 11.65 mt), è coperta da una volta a botte con lunette. Una ricca decorazione in stucco scende lungo le pareti dell’aula. In particolare quella che incornicia l’arco del catino absidale e il soprastante finestrone si caratterizza per la presenza di due ampie volute simmetriche. Le lesene, addossate ai pilastri che dividono le dieci cappelle che si aprono lungo le pareti laterali, reggono una trabeazione sormontata da gelosie lignee che nascondevano alla vista le monache che assistevano alle celebrazioni dai matronei. Le cappelle hanno una ridotta profondità, sufficiente a contenere i sei altari marmorei nelle tre campate centrali. L’intradosso degli archi a tutto sesto delle cappelle sono decorati con stucchi che ne sottolineano le imposte e le chiavi di volta con rosette e conchiglie.

Nell’abside è collocato l’altare maggiore del XVIII sec in marmi policromi al centro del quale spicca il bassorilievo in marmo bianco di San Giacomo incorniciato da foglie di palma. L’opera, insieme ai sei altari laterali fu eseguita da Carlo Tucci nel XVIII secolo. Nel catino absidale è posta una grande rosta a graticcio sagomato e dorato con cimasa barocca. Sullo sportello in argento del tabernacolo del XVIII sec è raffigurato a bassorilievo la SS. Trinità e i SS. Medici. Sugli altari sono poste le tele raffiguranti la Madonna con Bambino tra San Rocco e San Giacomo, Santa Francesca Romana, il Beato Bernardo dè Tolomei, San Benedetto in gloria, Sant’Anna e Maria Bambina, e l’Adorazione dei pastori. Sull’altare maggiore è raffigurata l’Immacolata del Reggio.

Il pavimento, originario del XVII sec., è composto da mattonelle in terracotta invetriata gialle, bianche e verdi, che disegnano motivi ad ampie volute. Degne di nota sono anche le due acquasantiere in marmo policromo, realizzate dal Tucci su disegno di Vaccaro, con la rappresentazione dello Spirito Santo sotto forma di Colomba.

Sin dall’antichità, nella città di Bari si sono intrecciati i culti di san Giacomo e san Nicola, così come i rispettivi itinerari di pellegrinaggio (che si incontrano nella rua Francigena, oggi strada Palazzo di Città). Simili sono infatti molte delle storie narrate sui miracoli dei due santi. I più famosi sono i miracoli del giovane resuscitato perché accusato ingiustamente e dei tre fanciulli ricomposti dalla botte dell’oste dove le loro membra erano state conservate per sfamare gli avventori. Nello stesso linguaggio popolare barese non mancano riferimenti a san Giacomo, come il nome dato a un mitile, le cozze di San Giacomo, così chiamate perché simili alla conchiglia del santo, che i pellegrini ancora oggi riportano come ricordo del cammino giacobeo, o il detto “le gambe mi fanno Giacomo-Giacomo”, per indicare la stanchezza procurata da un lungo camminare, come quello necessario per raggiungere il santuario dedicato a San Giacomo a Santiago di Compostela.


Come raggiungere la città
airport AEREOPORTO  

Dall’aeroporto internazionale Karol Woityla di Bari prendere Viale Enzo Ferrari in direzione di Strada Provinciale 204/Viale Gabriele d'Annunzio/SP204. Prendi Viale Europa e Via Napoli in direzione di Via S. Francesco D'Assisi a Bari. Entrare in SS 16 e prendere l’uscita 4 verso Bari centro/porto. Continuare su via Napoli e poi su via San Francesco d’Assisi. Guidare in direzione di piazza Federico II di Svevia.

motorway AUTOSTRADA  

Prendere E843, Viale Giuseppe Tatarella e Sottovia Giuseppe Filippo in direzione di Via Napoli a Bari. Continuare su via Napoli e guidare in direzione piazza Federico II di Svevia.

other MEZZI  

Arrivano nelle vicinanze le linee AMTAB 3-12-12/-21-35

park PARCHEGGIO  

Piazza Massari-Piazza Federico II di Svevia-Piazza Prefettura

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