Agenzia delle Entrate: ora cambia tutto sui controlli ai conti correnti

Agenzia delle Entrate e controlli sui conti correnti: una sentenza europea cambia le regole su privacy e indagini bancarie, con effetti destinati a rivoluzionare il sistema fiscale italiano.

C’è un cambiamento che sta passando quasi sotto silenzio, ma che potrebbe incidere profondamente sul rapporto tra cittadini e fisco. Un mutamento che tocca un terreno delicatissimo: quello dei conti correnti, delle transazioni bancarie, della vita finanziaria privata. Per anni considerata un’area facilmente accessibile ai controlli fiscali, oggi questa sfera viene improvvisamente rimessa al centro delle garanzie fondamentali.

logo dell'agenzia delle entrate e una mano che mette soldi in un barattolo di vetro
Agenzia delle Entrate: ora cambia tutto sui controlli ai conti correnti (AroundBari.it)

Il punto di svolta arriva dall’Europa, ma i suoi effetti sono destinati a farsi sentire soprattutto in Italia. E non si tratta di un semplice aggiustamento tecnico, bensì di una vera e propria revisione del modo in cui lo Stato può entrare — o non entrare — nei dati bancari dei contribuenti.

Un principio europeo che ridisegna i confini della privacy

Per molto tempo si è dato per scontato che la lotta all’evasione fiscale giustificasse strumenti di indagine particolarmente penetranti. I giudici europei, però, hanno rimesso in discussione questa convinzione, affermando un principio destinato a lasciare il segno: la dimensione bancaria fa parte della vita privata, al pari della corrispondenza e delle comunicazioni personali.

donna al pc e uno spicchio della home dell'agenzia delle entrate
Un principio europeo che ridisegna i confini della privacy (AroundBari.it)

Secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo, l’accesso ai conti correnti non può essere trattato come un atto neutro o meramente amministrativo. Analizzare movimenti, entrate, spese e abitudini finanziarie significa ricostruire pezzi intimi dell’esistenza di una persona. Ed è proprio per questo che un controllo privo di garanzie adeguate rischia di trasformarsi in un’ingerenza sproporzionata.

Con una decisione che segna un passaggio chiave, la Corte ha stabilito che non basta più un’autorizzazione interna dell’Amministrazione finanziaria. Serve qualcosa di diverso, di più solido: un vaglio esterno, indipendente, capace di verificare se l’indagine sia davvero necessaria e se rispetti un criterio di proporzionalità.

Il caso italiano e le crepe nel sistema dei controlli fiscali

La vicenda prende le mosse dai ricorsi di due contribuenti italiani che avevano scoperto di essere stati oggetto di verifiche bancarie estremamente estese. L’Agenzia delle Entrate aveva acquisito l’intera storia dei loro rapporti finanziari, senza che vi fosse stato alcun intervento di un giudice. Proprio questa prassi è finita sotto la lente dei giudici di Strasburgo.

un giudice legge la sentenza
Il caso italiano e le crepe nel sistema dei controlli fiscali (AroundBari.it)

Nel sistema italiano attuale, infatti, l’accesso ai dati bancari è autorizzato da dirigenti dell’Agenzia stessa. Un meccanismo che, secondo la Corte, presenta un problema evidente: chi dispone il controllo è lo stesso soggetto che ne valuta la legittimità. Manca, in altre parole, un controllo indipendente capace di porre un argine a possibili abusi.

A rendere il quadro ancora più critico è l’orientamento consolidato della giurisprudenza nazionale, che spesso non richiede nemmeno una motivazione dettagliata per l’autorizzazione all’indagine bancaria. Ne deriva un potere molto ampio, difficilmente sindacabile, che può tradursi in controlli invasivi senza che il contribuente abbia strumenti immediati di difesa.

Il cittadino, infatti, può far valere le proprie ragioni solo in un secondo momento, impugnando un eventuale avviso di accertamento. Ma se l’indagine non sfocia in alcun atto impositivo, la violazione della privacy resta senza rimedio, priva di qualsiasi controllo

Cosa dovrà cambiare davvero

È qui che emerge il vero cuore della decisione europea. L’Italia, secondo la Corte, deve intervenire in modo strutturale sulla propria normativa. Il contrasto all’evasione fiscale resta un obiettivo legittimo e necessario, ma non può più essere perseguito sacrificando le garanzie fondamentali dei cittadini.

Il nuovo assetto dovrà fondarsi su un principio chiaro: l’accesso ai conti correnti deve essere l’eccezione, non la regola, e deve avvenire solo in presenza di presupposti concreti e verificabili. Servirà un provvedimento motivato, sottoposto a un controllo giurisdizionale preventivo, capace di valutare la reale necessità dell’indagine e la sua proporzione rispetto allo scopo perseguito.

Dovrà inoltre essere riconosciuta al contribuente la possibilità di rivolgersi a un giudice anche prima che l’indagine produca effetti fiscali, affinché la tutela della riservatezza non resti solo teorica. In assenza di queste riforme, l’Italia continuerà a esporsi al rischio di nuove condanne per violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Quello che sembrava un semplice tema tecnico di diritto tributario si rivela, in realtà, una questione molto più ampia: fino a che punto lo Stato può spingersi nella vita finanziaria dei cittadini? La risposta, oggi, non è più la stessa di ieri

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