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Dimenticate i trulli: il tesoro nascosto di Alberobello si mangia al bancone di una vecchia cantina

Alberobello è famosa per i suoi trulli, ma basta scendere pochi gradini per trovare un’altra storia: pietra fredda, profumo di sugo, voci basse. In una vecchia cantina, il cuore batte al ritmo di padelle sul fuoco e vino nel bicchiere. Qui il tesoro non si fotografa: si mangia, al bancone.

Alberobello ha il fascino delle cose essenziali. È un sito UNESCO dal 1996. Ha i trulli, la pietra chiara, la luce netta del Sud. E ha una cucina che non cerca effetti: ingredienti giusti, tempi rispettati, mani allenate. La Puglia vive di campagna, olivi, mare vicino. Si sente in ogni forchettata. Pane caldo, olio extravergine, pomodoro maturo. Questa è la base.

La scoperta di un luogo nascosto

Chi viene qui spesso segue la folla. Poi, all’improvviso, si accorge che alcuni profumi non arrivano dalla strada. Scendono da una botola, da una porta in ombra. È il richiamo discreto di una stanza di pietra, in un palazzo antico. Non ci sono insegne che gridano. C’è un nome semplice: La Cantina.

La Cantina: un ristorante unico

La Cantina è un ristorante minuscolo. Non più di sei tavoli. Cucina a vista, anzi meglio: cucina al bancone. Lo chef saluta, affetta, condisce, spadella a un metro da te. Il calore è reale. Il tempo lo vedi. E capisci subito cosa ordinerai, perché il menù qui non è una lista fissa. Nota importante: non risultano dati ufficiali aggiornati sul menù del giorno; la proposta può cambiare secondo mercato e stagione.

La proposta culinaria

Antipasti asciutti e puliti. Una burrata che fa silenzio al primo taglio. Il capocollo di Martina Franca affettato sottile, con pepe che sussurra affumicato. Quando c’è, i lampascioni, amari al punto giusto. Cicorie stufate che profumano di casa. A volte una frisella, ma bagnata come si deve: né molle né dura.

I primi piatti

I primi sono un biglietto da visita. Le orecchiette alle cime di rapa arrivano verdi e decise, con acciuga e mollica tostata. A volte compaiono cavatelli al pomodoro con cacioricotta, spolverati al momento. Se il mercato porta mare, spunta una pasta con cozze e prezzemolo, brodosa e brillante. Zero fronzoli. Cottura al dente, sughi leggeri, pane per fare la scarpetta.

I secondi piatti

Sui secondi, la Valle d’Itria parla chiaro. Le bombette pugliesi, piccole e rotonde, si aprono al centro e lasciano uscire succo e profumo. Le polpette al sugo sobbollono piano, col pomodoro che si addensa senza bruciare. A volte la brasciola, l’involtino nel ragù della domenica. Contorni corti: patate al forno, insalata amara, verdure di stagione. Se chiedi, ti dicono da dove arrivano.

Il vino

Nel bicchiere scorrono etichette locali. Un bianco Locorotondo DOC con i primi. Un rosso Primitivo con carni e sughi. Non serve la carta infinita: la scelta è breve ma sensata. Il servizio è diretto, quasi domestico. Conviene prenotare o arrivare presto: con sei tavoli, lo spazio si esaurisce in fretta.

La Cantina: un luogo autentico

Questa cantina non fa scena. Fa mestiere. Se cerchi la foto perfetta dei trulli, sali pure in collina. Ma se vuoi capire perché la cucina pugliese convince senza urlare, siediti qui, al bancone. Guarda una padella che fuma, ascolta il cucchiaio che batte sul bordo. E chiediti: quante storie restano invisibili finché non ci sediamo abbastanza vicino al fuoco?

Delania Margiovanni

Laureata in Giurisprudenza, cambio strada quasi subito e dal 2008 lavoro sul web. Un ambiente dinamico che mi ha insegnato il valore della ricerca continua, della curiosità e della capacità di rimettersi sempre in gioco. È proprio qui che ho scoperto quanto si possa imparare ogni giorno, esplorando temi nuovi e lasciandosi guidare da passioni che evolvono nel tempo. La lettura resta, da sempre, il mio hobby del cuore.