Di notte sfrigola di voci, di giorno si apre come una terrazza sul mare: a Bari, la Piazza del Ferrarese ha il passo lungo delle città portuali, un cuore che batte senza pause e un fascino che non si consuma.
Cammini in Piazza del Ferrarese e, sotto una lastra di vetro, trovi la sorpresa: un tratto della Via Traiana, strada romana voluta dall’imperatore Traiano agli inizi del II secolo d.C. Blocchi di pietra scura, lisci di storie. È uno dei suoi “segreti” più evidenti. Un altro è a pochi passi: i bastioni che guardano il mare Adriatico e il Fortino di Sant’Antonio Abate (XVI secolo), sentinelle di pietra che spiegano perché qui il vento ha sempre qualcosa da raccontare.
Dietro, Bari Vecchia con la sua trama di vicoli; davanti, il Borgo Murattiano, nato nel primo Ottocento grazie al piano voluto sotto Gioacchino Murat (1813). L’asse di Corso Vittorio Emanuele II taglia lo spazio e lo apre. Non è solo urbanistica: è un gesto politico antico che ha cambiato il ritmo della città.
Il toponimo incuriosisce
“Ferrarese” rimanda con ogni probabilità a un commerciante arrivato da Ferrara e citato in documenti seicenteschi. I nomi oscillano nelle fonti e non esiste, a oggi, un’identificazione univoca e pubblicamente verificabile. È un dettaglio che dice molto: le piazze, prima di finire nei manuali, nascono da passi, scambi, soprannomi.
Intorno, l’architettura parla chiaro
Palazzi in pietra calcarea, balconi di ferro, portali sobri. La piazza è stata riqualificata tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000: il restauro ha riaperto lo sguardo al mare e valorizzato il tracciato romano. Di sera le luci dei locali disegnano un arco; di mattina, il sole fa brillare la pavimentazione come una soglia.
Segreti e leggende?
La vicina Piazza Mercantile custodisce la “colonna infame”, dove in età moderna venivano esposti i debitori insolventi: un monito che appartiene anche all’immaginario del Ferrarese, perché gli spazi qui si toccano e si influenzano. Qualcuno parla di cunicoli che collegherebbero i bastioni al porto: non ci sono prove accessibili al pubblico, ma l’idea torna spesso nelle storie di quartiere.
Perché è il salotto dei baresi
La risposta sta nell’uso, più che nel nome. Qui si passa, si sosta, si torna. La piazza ospita tavolini, caffè, ristoranti e gelaterie; funge da anticamera di eventi grandi e piccoli. Durante la festa di San Nicola di maggio, il flusso che attraversa il centro storico e si affaccia alla Muraglia trova nel Ferrarese una platea naturale. È un nodo dove le generazioni si incrociano. I bambini corrono dietro a un pallone; i nonni guardano il mare; gli studenti condividono un cono; il turista scatta la foto alla Muraglia e scopre che a due passi si friggono le sgagliozze.
Il “salotto” non chiude mai
Perché qui l’orologio non comanda. Le sere d’estate, le conversazioni si allungano; d’inverno, il libeccio pulisce l’aria e la piazza resta viva. Non è solo movida. È una cultura dell’aperto che Bari ha coltivato nel tempo, anche grazie alla sua posizione portuale. I dati urbani lo confermano: la piazza collega direttrici pedonali ad alta frequentazione e mette in continuità attrattori storici e commerciali. Funziona come soglia e come stanza.
C’è poi un dettaglio che conquista chi passa
Seduto sul bordo del bastione, con la faccia al Lungomare e le spalle ai vicoli, senti la città intera appoggiarsi su questo spiazzo. È come stare su un balcone che dà su due mondi. E a quel punto la domanda viene da sé: quante piazze possono permettersi di essere, insieme, porta, salotto e finestra?


