Fortezza fuori, dimora dentro: il segreto del Castello di Bari che ha vissuto mille vite

Quando passo da Bari Vecchia, tra il profumo di focaccia e il vento salato, mi fermo sempre davanti al Castello Normanno-Svevo: sembra una fortezza impenetrabile, ma appena entri capisci che ha l’anima di una casa vissuta, piena di storie da assaggiare.

Ve lo dico come alle amiche, davanti a un caffè: non fatevi ingannare. Il castello pare severo, ma accoglie. Fu costruito dai Normanni, poi raso al suolo nel 1156, e Federico II lo fece rinascere nel XIII secolo. Più tardi gli Aragonesi aggiunsero bastioni bassi e poderosi. La nobile Bona Sforza ci abitò, e poi divenne caserma e prigione. Oggi è un luogo vivo: mostre, percorsi espositivi, qualche evento serale. Se chiudete gli occhi, quasi si sente il fruscio delle gonne e lo stridere delle armature. C’è ancora un pizzico di mistero, fidatevi.

Un viaggio nel tempo

Il Castello Normanno-Svevo di Bari non è solo un monumento: è una corazza di pietra che ha imparato, col tempo, a indossare abiti di seta.

Se ti fermi davanti al suo fossato, con il vento che porta il sale del porto d’un tratto sul viso, la prima cosa che senti è la forza. Quelle mura spesse e quelle torri squadrate non sono nate per accogliere ospiti, ma per tenerli fuori. Sono nate quando Bari era una frontiera, una terra che Ruggero il Normanno doveva domare con il ferro. È una storia di distruzioni e ricostruzioni, di un gigante che è stato abbattuto e poi rialzato più forte di prima da Federico II, l’uomo che ha lasciato il suo segno in ogni pietra di questa regione.

Ma la vera magia del castello accade quando varchi la soglia. È qui che il prologo cambia ritmo: il rumore delle spade lascia il posto al fruscio delle vesti preziose. Nel Cinquecento, sotto il tocco di Isabella d’Aragona e di sua figlia Bona Sforza, questa fortezza cupa si è trasformata in una delle corti più raffinate d’Europa. Le finestre si sono allargate per far entrare la luce, i cortili si sono riempiti di artisti e letterati, e quella che era una macchina da guerra è diventata una dimora rinascimentale di un’eleganza che lascia senza fiato.

Camminare oggi tra i suoi spazi significa vivere questo paradosso: sentire il peso della storia militare sotto i piedi e ammirare la leggerezza della bellezza rinascimentale negli archi del cortile. È il cuore di Bari che batte forte, ricordandoci che si può essere guerrieri e poeti allo stesso tempo.

Fuori è tutto spigoli e pietra chiara. C’è il fossato che abbraccia la fortezza e il ponte che vi fa entrare. Dentro, invece, cambia tono: corte porticata con archi eleganti, sale con volte a crociera, scale che si arrampicano come una sfoglia ben tirata. Ogni stanza racconta un’epoca. E sotto i piedi, strati antichi: tracce bizantine, normanne, sveve. Il tempo qui lievita piano, come una focaccia ben fatta.

Il trucco per la visita: fortezza fuori, dimora dentro

Io faccio così: prima un giro esterno, tocco la pietra, guardo il mare tra i merli. Poi entro e seguo la luce fino alla corte. Tempo di “cottura” della visita: 45-60 minuti. Se siete curiosi, aggiungete 30 minuti per le mostre temporanee. Variante gustosa: salite sui camminamenti quando c’è luce morbida, al tramonto. Con i bimbi? Cercate gli stemmi e le feritoie: diventa una caccia al tesoro. Conservazione del comfort: scarpe comode, una bottiglietta d’acqua d’estate, felpa leggera d’inverno (le sale tengono fresco). I biglietti? Meglio verificarli e, se si può, prenderli online per evitare code.

Dove si trova

Il castello sta all’ingresso di Bari Vecchia, lato mare, a due passi dal porto. È come una sentinella che guarda la città. Per arrivare dalla stazione centrale, fate una passeggiata di 15-20 minuti: giù per via Sparano, poi Corso Vittorio Emanuele e seguite le mura verso il mare. In bici è ancora più rapido. In auto attenzione alla ZTL: parcheggiate sul corso o vicino al lungomare e fate due passi. Dall’aeroporto, treno per Bari Centrale, poi si va a piedi. Facile, proprio come impastare acqua e farina.

Cosa ci fanno adesso?

Ospita esposizioni, laboratori ogni tanto, e la visita alle sale storiche con il percorso nella corte e lungo i bastioni aragonesi. Le aperture possono cambiare: prima di andare, date un’occhiata al sito ufficiale o agli infopoint del Comune. Ci vuole un attimo.

E lì vicino?

Non perdete la Basilica di San Nicola (5 minuti a piedi), la Cattedrale di San Sabino, Piazza Mercantile e Piazza del Ferrarese per un caffè, il Fortino di Sant’Antonio per la vista sul mare. Se avete fame, una fetta di focaccia barese e via per la Strada delle Orecchiette: tra mani veloci e semola, capirete davvero l’anima della città.

Provate anche voi: entrate decisi come in una fortezza, uscite con il sorriso di chi ha trovato una dimora. Vedrete che successo, a tavola e nel cuore.

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