Il mistero di San Nicola: come Bari ha “preso in prestito” un santo dalla Turchia.

Un porto, una statua che scivola sul mare al tramonto, un profumo di luminarie e salsedine. A Bari, il nome di San Nicola non è un ricordo antico: è una presenza che cammina, parla, consola. È un mistero condiviso, come un segreto di famiglia.

A Bari si parla di lui con naturalezza. La gente dice “andiamo da San Nicola” come dire “ci vediamo in centro”. Non è solo il “Babbo Natale” delle storie nordiche. È un vescovo dell’Oriente cristiano, capace di unire mondi diversi. Il suo volto appare su edicole votive, barche, vetrine. È un compagno di viaggio.

Un vescovo tra Oriente e Occidente

Nato come Nicola di Myra, oggi Demre in Turchia, visse nel IV secolo. La tradizione lo ricorda per gesti concreti: la dote alle tre ragazze povere, l’aiuto ai marinai, la difesa dei deboli. Per questo è patrono di bambini, naviganti, viaggiatori. Le storie non mancano. Alcune sono documentate, altre sono leggende. Quando non ci sono prove certe, resta ciò che la comunità ha custodito per secoli.

In città lo si festeggia due volte

Il 6 dicembre, giorno liturgico, le campane della Basilica di San Nicola segnano un ritmo antico. Il 9 maggio, Bari vive la sua festa “civile”. C’è il corteo storico, le luminarie, i fuochi sul mare. La statua del santo esce in processione, sale su un peschereccio e affronta l’Adriatico. È un rito semplice e potente. Ogni anno arrivano migliaia di pellegrini. Molti sono ortodossi, soprattutto dall’Est Europa. Entrano in chiesa in silenzio, toccano la pietra, sussurrano un nome.

Perché Bari lo ha “preso in prestito”

Qui arriva il nodo. Nel 1087, secondo le cronache baresi, sessantadue marinai salparono verso Myra. La regione era instabile. C’era il rischio che le reliquie del santo andassero perdute. Portarle in Puglia apparve una scelta di salvezza. O di opportunità. O entrambe. I medievali la chiamavano “furta sacra”: un “furto santo” che, in coscienza, voleva proteggere il sacro. Bari, città in crescita sotto i Normanni, cercava un faro spirituale. E lo trovò.

Le ossa arrivarono in porto tra il tripudio

Si avviò subito la costruzione della Basilica, iniziata a fine XI secolo e completata verso la fine del XII. L’edificio custodisce ancora oggi il sepolcro. Da lì, ogni 9 maggio, si raccoglie la cosiddetta “manna”, un liquido che trasuda dalla tomba. La devozione lo considera un segno di protezione. Non esiste una spiegazione scientifica condivisa sulla sua natura, e questo alimenta il fascino.

Cosa significa, allora, aver “preso in prestito” un santo dalla Turchia?

Significa aver creato un ponte. Bari è diventata casa per due tradizioni che normalmente camminano separate. Qui cattolici e ortodossi si ritrovano davanti alla stessa cripta. Pregano in lingue diverse, ma condividono un gesto. La città, intanto, vive di questa energia. La festa sostiene il turismo religioso, muove l’economia, e soprattutto rinsalda legami sociali. In molti quartieri, il nome di San Nicola è un’ancora nelle tempeste della vita quotidiana.

A volte, guardando la statua scorrere sull’acqua, penso che il “prestito” sia reciproco. Bari custodisce il santo. Il santo custodisce Bari. E tu, se lo vedessi partire sul peschereccio, inseguiresti quel profilo scuro contro il tramonto? O resteresti a riva, a chiederti cosa ci lega davvero a ciò che scegliamo di proteggere?

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