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Il tramonto più bello della mia vita: non era ai Tropici, ma molto più vicino

Un tramonto d’inverno, un profumo di mare e una piccola coccola calda tra le mani: il ricordo più luminoso non era lontano. Scoprite dove e come goderlo al meglio, senza rovinare la magia.

Ci sono tramonti che sembrano cartoline esotiche. E poi ce ne sono altri, più silenziosi, che ti entrano nel cuore senza fare rumore. Era inverno, tirava aria fresca, e il mare davanti a me si faceva rosso come una marmellata di arance.

Non eravamo ai Tropici. Niente palme. Solo una città schietta, con il vento che ti pettina e il profumo di sale che ti resta addosso. Indovinate dove? Vi lascio un attimo di mistero.

Prima un consiglio: per i tramonti d’inverno servono cose semplici. Arrivate 30-40 minuti prima dell’ora indicata dal meteo. Così vi godete il cielo che cambia piano piano. Portate una sciarpa, guanti leggeri, e qualcosa di caldo da sorseggiare. Fidatevi, cambia tutto.

Trieste al tramonto: perché il Molo Audace è il posto dove il tempo decide di fermarsi

Ecco, ve lo dico: ero a Trieste, sul Molo Audace. Davanti le barche ferme, dietro i palazzi chiari. Il sole scendeva piano dietro il Castello di Miramare, e la luce rimbalzava sull’acqua come olio in padella. Con la Bora che punge, quel rosso sembra più intenso. E tu lo guardi in silenzio, come quando aspetti la torta che si gonfia in forno. Serve pazienza. Ma poi… che profumo di pace.

Mentre il sole si tuffa nel golfo, accendendo di un arancio bruciato le facciate dei palazzi di Piazza Unità d’Italia, camminare su questi 246 metri di pietra bianca significa calpestare la storia stessa. Questo non è un molo come gli altri. Originariamente si chiamava Molo San Carlo, costruito nel Settecento sul relitto di una nave affondata, ma il suo vero destino si compì il 3 novembre 1918.

Fu qui che, alla fine della Grande Guerra, attraccò il cacciatorpediniere Audace, la prima nave del Regno d’Italia a entrare nel porto della città finalmente “redenta”. Quel giorno, Trieste smise di essere l’estremo porto dell’Impero Austro-Ungarico per diventare l’abbraccio dell’Italia sull’Est. In onore di quell’evento, il molo prese il nome della nave, e la rosa dei venti in bronzo che trovi in fondo fu fusa proprio con il metallo di un cannone austriaco catturato.

Oggi, mentre guardi il mare, senti sotto i piedi il silenzio di un confine che è diventato un ponte. Il Molo Audace è il luogo dove la bora soffia più forte, dove i poeti come Saba e Svevo cercavano ispirazione e dove i triestini, da oltre un secolo, vengono a respirare l’infinito. Guardare il tramonto da qui non è solo un atto estetico: è un rito di appartenenza a una città che ha il mare nell’anima e la Storia nel sangue.

Il trucco per godersi il tramonto: preparare una coccola calda

Io mi porto sempre una cioccolata calda densa in termos. Così le mani si scaldano, e il momento diventa ancora più dolce.

Ingredienti per 2 tazze: 500 ml di latte (anche vegetale), 2 cucchiai colmi di cacao, 2 cucchiai di zucchero, 2 cucchiaini rasi di maizena, un pizzico di cannella.

Procedimento: mescolate a freddo cacao, zucchero e maizena. Unite poco latte e sciogliete bene, senza grumi. Aggiungete il resto del latte e portate a bollore dolce. Cuocete 3-4 minuti, mescolando. Deve velare il cucchiaio. Spegnete, cannella, via nel termos. Fidatevi, ci vogliono due minuti.

Varianti: scorza d’arancia, una puntina di peperoncino, oppure vaniglia. Senza lattosio? Latte di mandorla: viene profumatissima.

Conservazione: in frigo si tiene fino a 2 giorni. Si addensa: basterà allungarla con un goccio di latte e scaldarla piano.

A Trieste basta questo. Ma non è l’unico posto. In Genova, a Boccadasse, il tramonto si infila tra le case color pastello. Le barche tirate a secco fanno da cornice. Portate focaccia semplice in un sacchetto di carta: resta buona anche fino a sera, e con due olive sopra fa festa. A Cagliari, al Poetto, la Sella del Diavolo si disegna scura contro il cielo rosa. Il vento è gentile, il mare piatto come una teglia appena oliata. E a Bari, sul lungomare, le luci si accendono una a una, mentre il sole scivola dietro i palazzi: se trovate le sgagliozze calde, è il colpo di grazia alla nostalgia.

Il segreto è sempre lo stesso: arrivare un po’ prima, scegliere un punto comodo dove sedersi (muretto, panchina, gradino), e aspettare. Niente fretta. Spegnete il telefono per cinque minuti. Guardate i colori che cambiano come quando aggiungete il sugo, poi l’acqua, poi il basilico. Piano piano tutto si sistema.

Io quel giorno a Trieste ho pensato: “Non serve andare lontano per sentirsi felici”. Era inverno, sì. Ma il cuore era caldo, come la mia tazza.

Provate anche voi, quando potete. Scegliete il vostro mare, portate la vostra coccola, e lasciatevi sorprendere. Vedrete che successo… con voi stessi e con chi amate.

Delania Margiovanni

Passione innata per il make up e per tutto ciò che concerne la bellezza e la cura del corpo. Elargire consigli è la mia prima missione, la seconda è quella di convertire le donne svogliate!!!

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Delania Margiovanni