L’obbligo di stipendio da parte del datore di lavoro può sembrare scontato, ma ci sono casi in cui il mancato pagamento è del tutto legittimo: ecco quando.

Inutile prendersi in giro, nei tempi in cui viviamo, molti non vedono l’ora di arrivare a fine o a inizio mese per percepire il tanto agognato stipendio. C’è chi deve sostenere spese non indifferenti, specialmente se si hanno figli a carico, ma anche mutuo, affitto, rate di prestito personale che in una situazione particolare di mancato pagamento potrebbero addirittura peggiorare la situazione. Troviamo poi tutti quei casi limite in cui lo stipendio purtroppo non arriva sul conto del lavoratore. Questo cosa significa? Il datore di lavoro è legittimato a non pagare il proprio dipendente ed esistono dei casi in cui possa farlo senza incorrere in sanzioni disciplinari? Ebbene, sì.
Diritto allo stipendio, quando il datore di lavoro è legittimato a non pagare il dipendente
Nei casi definiti ‘standard‘, il datore di lavoro corrisponde mensilmente lo stipendio al proprio dipendente secondo gli accordi contrattuali. Solitamente il pagamento avviene tramite bonifico ordinario e nel giro di 2 o 3 giorni dalla data effettiva di scadenza, arriveranno i soldi sul conto bancario. Troviamo tuttavia alcuni casi in cui non solo il datore di lavoro è legittimato a non pagar lo stipendio, ma non incorrerebbe neppure in alcuna sanzione disciplinare.
Parliamo dell’assenza ingiustificata: qualsiasi motivazione che porti il dipendente a non presentarsi sul luogo di lavoro deve essere sempre motivata, sia essa una malattia o una comprovata esigenza necessaria. Inoltre il periodo deve essere tempestivamente comunicato. Laddove invece il dipendente non si presenti al lavoro e non esponga ad esempio un certificato che attesti il motivo della sua assenza, il datore potrà legittimare l’inadempienza al pagamento dello stipendio. Ma non finisce qui.
Assenza ingiustificata, il caso più grave

Se il dipendente manca per oltre 15 giorni senza giustificare la propria assenza, il datore di lavoro potrà agire su più fronti: prima di tutto scatterà il mancato pagamento per tutto il periodo inadempiente, successivamente potrà richiedere le dimissioni tacite, pertanto il dipendente perderà persino il diritto alla NaSpi. Oltre a quanto appena detto il datore di lavoro potrà avviare un procedimento disciplinare e applicare sanzioni in base alla gravità del comportamento. Un altro caso invece che prevede la legittimità di mancato pagamento è l’inadempienza degli obblighi di lavoro.
Cosa significa? Se il dipendente si reca sul luogo di lavoro, ma non svolge le mansioni concordate, il datore può bloccare l’erogazione dello stipendio senza incorrere in alcuna sanzione.
Quando invece il datore di lavoro deve pagare il dipendente
Di contro, il datore di lavoro non può mai legittimare il mancato pagamento dello stipendio se l’azienda risulta in crisi, anzi, in questo caso non potrà avvalersi di alcuna giustificazione e dovrà comunque corrispondere le mensilità. Il dipendente potrà invece avvalersi di un giudice del lavoro e richiedere le dimissioni per giusta casa potendo così accedere al servizio NaSpi.


