Che cosa succede se sbagli a compilare e presentare il nuovo ISEE: la possibilità di perdere bonus e agevolazioni è dietro l’angolo.
Ogni anno milioni di famiglie compilano l’ISEE convinte che sia solo una formalità: quello che non sanno in molti è che davvero basta pochissimo, un errore che magari per loro conta poco, per vedersi negare bonus, sconti e aiuti economici fondamentali. Il problema è che molto spesso non ci si rende nemmeno conto di aver sbagliato, fino a quando arriva un rifiuto o, peggio, una richiesta di chiarimenti dall’INPS.
Quello che conosciamo come indicatore della situazione economica e che mette sullo stesso piano famiglie e nuclei familiari diversi per composizione, infatti, non è soltanto un numero, ma comporta anche e soprattutto la possibilità di avere accesso o meno a prestazioni come assegni, bonus bollette, agevolazioni per i figli, riduzioni sulle tasse universitarie e molti altri aiuti economici messi a disposizione dello Stato per i meno abbienti.
In molti nemmeno se ne rendono subito conto, ma uno degli sbagli più comuni riguarda il nucleo familiare: molte persone pensano che basti copiare lo stato di famiglia rilasciato dal Comune, ma le regole dell’ISEE non funzionano così. Ad esempio, marito e moglie devono risultare nello stesso nucleo anche se vivono in case diverse, a meno che non ci sia una separazione o un divorzio ufficiale, e non possono dichiarare di avere residenze differenti, per ottenere così sgravi.
Lo stesso vale per i figli fiscalmente a carico, che in alcune situazioni vanno inseriti nell’ISEE anche se non abitano più con i genitori. Il caso più delicato è quello degli studenti universitari: molti pensano di poter dichiarare un ISEE autonomo per pagare meno tasse o mensa, ma la legge richiede requisiti molto precisi, ad esempio di vivere stabilmente in un’altra residenza da anni. Se questi requisiti non ci sono, l’ISEE risulta sbagliato e le agevolazioni vengono revocate, con il rischio di controlli e sanzioni.
Un’altra trappola che induce all’errore ed è davvero molto diffusa riguarda i conti bancari e postali: ci sono infatti tante persone che dichiarano solo il conto principale e dimenticano quelli con pochi euro, le carte prepagate con IBAN, i libretti postali mai usati, i conti chiusi durante l’anno o quelli aperti all’estero. Secondo la legge, vanno indicati tutti i rapporti finanziari intestati a ogni componente della famiglia, salvo rare eccezioni.
Ad esempio, alcuni strumenti, come titoli di Stato e libretti postali, godono di una soglia di esclusione fino a 50.000 euro, inoltre sappiate che non conta solo il saldo finale, ma anche la giacenza media dell’anno, ed entrambe sono necessarie per un calcolo dell’ISEE. Molti errori nascono anche dalla confusione sull’anno di riferimento, perché ad esempio l’ISEE 2026 non fotografa la situazione economica attuale, ma utilizza redditi e patrimoni di due anni prima.
Anche il patrimonio immobiliare viene spesso sottovalutato, perché non va dichiarata solo la casa in cui si vive, ma anche seconde case, terreni, quote di immobili ereditati e proprietà all’estero. Molti pensano che una piccola percentuale o un terreno inutilizzato non contino nulla, ma anche queste situazioni incidono sull’ISEE. C’è poi un altro errore frequente, che riguarda i redditi considerati “minori”.
Ad esempio, nel calcolo ISEE, borse di studio, assegni di mantenimento, lavoretti occasionali, redditi esteri o alcune prestazioni assistenziali devono essere indicati. Ignorarli perché sembrano cifre basse significa presentare una dichiarazione incompleta e infine, in molti non richiedono l’ISEE corrente quando la situazione economica cambia, ad esempio dopo la perdita del lavoro o una forte riduzione del reddito. Continuare a usare un ISEE non aggiornato vuol dire rinunciare ad aiuti che si potrebbero ottenere.