Se commette questo comune errore, l’Amministratore perde automaticamente la gestione del condominio: cosa ha stabilito la legge.
Una figura centrale nella vita di qualsiasi palazzo è quella dell’Amministratore del condominio: questi si occupa di pagare le bollette, riscuotere le quote dai proprietari, mantenere i conti in ordine, far eseguire i lavori necessari e, soprattutto, rendere conto di come vengono spesi i soldi di tutti. Insomma, all’interno di qualsiasi condominio, la gestione e l’amministrazione sono assolutamente imprescindibili non solo per la convivenza pacifica, ma anche per la rendicontazione economica.
Questa persona, solitamente un professionista del settore con competenze specifiche in ambito giuridico, gestisce un patrimonio che non è suo, ma appartiene all’intera collettività dei condomini. Proprio per questo la legge gli impone regole precise, soprattutto sulla trasparenza, e soprattutto se sgarra quest’ultima delle regole, spesso sottovalutata, può costargli caro: se sbaglia, è fuori, come ha stabilito una recente sentenza, destinata ad aprire la discussione.
Quando l’Amministratore del condominio viene revocato
Secondo il Tribunale di Bari, tramite decreto della Terza Sezione del 30 gennaio 2026, se l’Amministratore non convoca l’assemblea condominiale per approvare il rendiconto annuale entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio, non è nemmeno necessario che gli inquilini del condominio stesso si ribellino. Infatti, scatta la revoca automatica per mala gestione: non ci sono scuse, deroghe o giustificazioni che tengano.

Il tempo massimo è fissato dalla legge e superarlo significa aver gestito male il condominio, per cui facendo questa tipologia di ritardo, si è destinati a decadere. Del resto, è ben evidente a tutti che nei condomini italiani i problemi nascono spesso proprio dai conti, e sono tanti proprietari ma anche locatori costretti ad assolvere agli obblighi e ai pagamenti, che quando hanno dubbi sulle spese sono pronti a diffidare l’Amministratore.
I giudici non danno limiti di tolleranza: tutto cambia rispetto al passato
Il legislatore ha stabilito che la puntualità nella presentazione del bilancio non è un favore, ma un obbligo: l’amministratore deve comportarsi come un “buon padre di famiglia”, cioè con attenzione, correttezza e rispetto delle regole. Il termine dei 180 giorni non è indicativo, ma tassativo: una linea che non può essere superata, e se molti amministratori, in passato, hanno sperato in una certa tolleranza dei giudici, la decisione del Tribunale di Bari appare perentoria.

Il ritardo, in buona sostanza, deve essere pagato a caro prezzo, ovvero con la revoca immediata del mandato di Amministratore: non serve provare che manchino dei soldi o che ci siano stati danni economici, si è responsabili in prima persona della mala gestio, e non vi è alcuna presunzione di buona fede. Se il termine non fosse perentorio, spiegano i giudici, ogni amministratore potrebbe giustificare i ritardi con il troppo lavoro o con difficoltà organizzative, creando confusione e incertezza.


