Un viale diritto, il profumo del mare, e una teoria di ringhiere che disegnano arabeschi nell’aria: nel cuore di Bari, il quartiere Murat è un set a cielo aperto dove i balconi parlano al sole e alle fotocamere.
Il quartiere Murat nasce nell’Ottocento, fuori dalle mura della città vecchia. Prende il nome da Gioacchino Murat, re di Napoli tra il 1808 e il 1815, sotto il cui governo si avviò l’espansione “a scacchiera”. La trama regolare di vie diritte non è un vezzo: facilita luce, aria, commerci. Oggi questa griglia unisce la Bari antica con la Bari moderna. Da un lato Corso Vittorio Emanuele II, cerniera con Bari Vecchia; dall’altro l’asse elegante di Corso Cavour e i salotti urbani di Via Sparano e Via Argiro.
Qui, tra fine Ottocento e primo Novecento, attecchisce lo stile Liberty. È un Liberty mediterraneo, solare. Le ringhiere in ferro battuto si aprono in fiori e palmette. Le mensole scolpite sostengono balconi come piccole prore. Le facciate usano stucchi, cornici, qualche bow-window d’angolo. Non è un museo: è città viva. I dettagli emergono camminando, con la luce che cambia.
Via Sparano è la passerella. All’angolo con Via Putignani, il Palazzo Mincuzzi (inaugurato nel 1928) mescola eleganza commerciale ed echi Liberty: cupolino, balconate ricche, verticalità teatrale. Scatta dal lato opposto, a mezz’aria di strada, per includere la sequenza di balconi. Meglio l’ora dorata: il metallo vibra.
Su Via Argiro cerca gli incroci con Via Dante e Abate Gimma. I palazzi mostrano ringhiere floreali e cornici leggere. Foto in verticale per sovrapporre tre piani di balconi e creare ritmo.
Lungo Corso Cavour il repertorio è più scenografico. Il Teatro Petruzzelli (1903) fa da quinta; i prospetti circostanti, con balconi in ferro e balaustre in pietra, funzionano come dettaglio “secondo piano”. Inquadra dal marciapiede opposto e usa un lieve controluce: le curve del ferro si disegnano nette.
L’asse Putignani–Abate Gimma è un piccolo atlante del floreale barese. Noterai conchiglie, rosoni, monogrammi. Niente mappa ufficiale dei “balconi più belli”: la scoperta qui è parte del gioco, e i trend social cambiano di stagione. Questo vale anche per gli angoli di Via De Rossi e Principe Amedeo, con facciate color burro e ferro battuto scuro.
In Piazza Umberto I, l’Ateneo (completato tra fine Ottocento e 1909) regala un fondale regolare; cerca le palme come comparse che filtrano i balconi laterali delle vie minori. Piccolo trucco: abbassati all’altezza del selciato per ottenere prospettive più dinamiche.
Tra Piazza del Ferrarese e Corso Vittorio Emanuele II cattura il dialogo tra antico e moderno: da un lato archi e pietra, dall’altro balconi lineari. È uno scatto essenziale, ma dice molto di Bari.
Linee sinuose, motivi vegetali, iniziali sui frontoni, vetri satinati, ceramiche a fascia. Tocca con lo sguardo, non con la mano: molte ringhiere sono originali di inizio Novecento, e mostrano segni del tempo. Se piove, meglio ancora: le superfici bagnate amplificano i contrasti e rendono i balconi più fotogenici, o – diciamolo – più instagrammabili.