Ci sono ristoranti affacciati sull’acqua che giocano con qualche guizzo creativo, come Assudiest, dove la vista mare accompagna una selezione rigorosa di crostacei e molluschi. In centro, insegne storiche come Bella Bari portano avanti una cucina classica e rassicurante, mentre Biancofiore sceglie la strada dell’eleganza sobria e delle purezze, con abbinamenti mai banali.
Poi ci sono i templi della materia prima, luoghi dove il banco parla prima del menu: la Boutique dei frutti di mare, eredità di una famiglia di pescatori, è un paradiso per chi ama gamberi rossi, ostriche piatte, fasolari e cannolicchi senza filtri.
Indirizzi, storie e tavole che non inseguono le mode
Il racconto continua tra istituzioni cittadine e nuove certezze. Ai 2 Ghiottoni, celebre per gli spaghetti all’assassina, sorprende anche sul fronte crudi. U’ gnore, appendice di una storica pescheria, è una garanzia per chi cerca un plateau che non lascia spazio a dubbi.
Sul lungomare, L’Incanto punta su una cucina diretta, senza orpelli, dove la materia prima resta protagonista assoluta, mentre nel cuore della città vecchia Al Pescatore unisce storia, panorama e un menu che attraversa il mare in tutte le sue forme, dal crudo imperiale alla griglia.
Non mancano i “ristofish” evoluti come La Pesciera, che affianca crudi convincenti a cotti ben costruiti, o realtà solidissime come il Ristorante del Centro, dove la competenza sulla filiera ittica è una promessa mantenuta.
Chi cerca un approccio più contemporaneo trova risposta da Tabula Rasa, essenziale e rigoroso, mentre spostandosi a sud, a Torre a Mare, Le Rune racconta il mare con una sensibilità biomediterranea, tra ostriche in degustazione e tartare pensate con misura.
Qui il crudo non è una tendenza. È un linguaggio.
E per impararlo davvero bisogna ascoltare il mare, arrivare presto e fidarsi di chi lo vive ogni giorno.