La Puglia d’inverno cambia ritmo: le strade si svuotano, i muretti a secco sussurrano, gli ulivi antichi sembrano vegliare sul paesaggio. È il momento giusto per un itinerario laterale, dove contano passi lenti, borghi silenziosi e storie che riaffiorano tra pietre e campi.
In inverno la Puglia smette di inseguire il mare e mostra la sua spina dorsale. La Piana degli Ulivi Monumentali tra Fasano, Ostuni e Carovigno è un museo a cielo aperto: la Regione ha censito oltre 350.000 ulivi monumentali. Alcuni hanno tronchi scultorei di più di sei metri di circonferenza. Cammini tra masserie, vecchie strade poderali, profumo di legna. Nel Parco Dune Costiere trovi frantoi ipogei e sentieri facili. È un’immersione nella cultura dell’olio, non in una cartolina.
Se vuoi alternare, sposta lo sguardo in Valle d’Itria. Tra Cisternino, Locorotondo e Martina Franca l’inverno alleggerisce i flussi. I balconi si affacciano su vigneti, le botteghe restano vive. A Alberobello i trulli sono più leggibili senza folla. A Ostuni la luce del pomeriggio scalda la pietra e cancella l’idea di “bassa stagione”.
Come arrivare qui è semplice: due aeroporti, Bari e Brindisi, collegati da treni veloci e regionali alle città principali (Bari–Ostuni in circa 50–60 minuti). Nei mesi freddi i bus locali diradano, quindi l’auto resta la scelta più pratica. Da Brindisi a Ostuni impieghi 30 minuti, da Bari ad Alberobello circa un’ora. Strade provinciali scorrevoli, ma di sera l’illuminazione è minima: guida con attenzione.
Qui si svela il punto. L’inverno in Puglia è anche il tempo dei borghi che parlano a bassa voce e dei borghi fantasma che emergono come isole nella bruma. Sono luoghi fragili, da avvicinare con rispetto.
Monteruga, tra Nardò e Veglie. Nato negli anni ’50 con la riforma fondiaria, oggi è un borgo fantasma. Chiesa, torre dell’acqua, cantina sociale raccontano un’epoca. L’accesso non è sempre libero e parte dell’area ricade in proprietà privata: verifica sul posto e rispetta i divieti. Da Lecce arrivi in 30–40 minuti d’auto per strade provinciali. Non ci sono collegamenti pubblici affidabili in inverno.
Roca Nuova, presso Melendugno. Un piccolo borgo in gran parte disabitato, con castello e chiesa che guardano campi quieti. È la sorella “ferma nel tempo” della più nota Roca sul mare. Da Lecce si raggiunge in 25 minuti. Autobus stagionali possibili, ma le corse variano: orari non sempre aggiornati in bassa stagione.
Villaggi rupestri di Mottola (Petruscio, Casalrotto). Sono insediamenti scavati nella roccia, sospesi tra archeologia e paesaggio. Gli accessi possono essere regolati e in alcuni tratti servono guide abilitate. Da Bari o Taranto imbocchi la SS100, poi segui per Mottola.
Subappennino Dauno: Bovino, Troia, Pietramontecorvino. Non sono fantasmi, ma borghi di pietra con anime pazienti. A Troia la cattedrale romanica è un gioiello. Da Foggia impieghi 45–90 minuti. Bus presenti ma ridotti nei weekend.
Gravina in Puglia. Ponte-acquedotto, ipogei visitabili con guide locali, luce d’inverno che taglia le gravine. Da Bari un’ora in auto o treno regionale.
Scarpe solide, torce per ipogei solo dove consentito, meteo alla mano. Gli ulivi millenari spesso crescono su terreni privati: resta sui percorsi autorizzati e informati nei centri visita. Per alcuni siti rupestri, senza conferme ufficiali sugli orari, meglio prenotare visite guidate.
A fine giornata, quando la campagna profuma di umido e legna, capisci che il sud non dorme. Semplicemente, parla piano. Sei pronto ad ascoltarlo camminando tra un ulivo antico e una piazza vuota?