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Non solo orecchiette: la casa di Niccolò Piccinni e quell’orgoglio musicale mai del tutto svelato.

Tra le pietre chiare di Bari Vecchia, una porta consunta racconta più di mille guide: una storia di musica, viaggi e ritorni, con il mare a fare da metronomo.

C’è un nome che Bari porta addosso con naturalezza, ma senza troppi proclami: Niccolò Piccinni. Lo incontri su un teatro, su una via, in una scuola di musica. Poi, nel centro storico, ti fermi davanti a una casa natale sobria, segnata da una targa commemorativa. Nessun museo scintillante, nessuna scenografia. Solo una facciata di pietra e la sensazione di entrare, per un attimo, nel Settecento.

La vita di Piccinni

Niccolò nasce a Bari nel 1728 e parte presto per Napoli. Studia in conservatorio con maestri di prim’ordine. Diventa un compositore di razza: scrive per il teatro, ascolta il pubblico, lima le melodie. Nel 1760 arriva il successo che lo fa conoscere in tutta Europa: La Cecchina, ossia la buona figliuola, un trionfo dell’opera buffa. È il momento in cui la musica racconta persone vere, con voci che ridono e sbagliano come noi.

Il viaggio di Piccinni a Parigi

Più tardi Parigi lo chiama. È il 1776. La capitale lo mette al centro di una contesa feroce con Gluck: due scuole, due idee di scena, due modi di toccare il cuore. Nascono titoli ambiziosi, versioni rivali delle stesse storie, sale piene. Piccinni tiene il passo. Poi torna in Italia, tra Napoli e Roma, e chiude il suo viaggio nel 1800, lontano da Bari ma mai davvero distante.

La casa di Bari Vecchia

Il fulcro sta qui: quella casa di Bari Vecchia che oggi cerchiamo non è un museo. È un edificio privato, riconoscibile per la targa che ne segnala la memoria. All’interno non ci sono esposizioni permanenti note al pubblico; l’accesso è in genere limitato. Non risultano orari regolari di apertura. Se qualcuno vi garantisce il contrario, chiede prove: per ora non esistono indicazioni ufficiali stabili. Quello che puoi fare, e vale il viaggio, è passare di lì, guardarla da fuori, ascoltare il silenzio del vicolo.

Il Settecento di Piccinni

Periodo: piena età dei lumi, tra Napoli e Parigi, teatri affollati, riforme musicali. Mestieri: compositore instancabile, autore per i grandi palcoscenici, artigiano dell’aria cantabile. Stile: melodia chiara, drammaturgia agile, un italiano che dialoga con l’Europa.

Dove si trova e come si visita

La casa natale è nel cuore di Bari Vecchia, in un vicolo breve e raccolto. È segnalata; la si riconosce dalla targa con nome e date (1728–1800). Visita: al momento, fruizione esterna. Per eventuali aperture straordinarie, conviene contattare l’ufficio turistico cittadino o seguire il calendario di iniziative locali che talvolta includono dimore storiche. Percorso consigliato: arrivi alla casa, prosegui verso il Teatro Piccinni (inaugurato nel 1854) per una sosta davanti alla facciata, e chiudi con una tappa musicale in uno dei cortili del centro, dove le voci rimbalzano benissimo tra le pietre.

Un’altra scena di Bari

In una città raccontata spesso solo con le orecchiette e i panni stesi al sole, questa porta antica apre un’altra scena. Non ci sono arie in sottofondo, ma se ti fermi cinque minuti, la melodia arriva lo stesso. Forse l’orgoglio di Bari è proprio questo: non gridare, ma lasciare che un nome inciso sulla pietra ricordi un suono. E allora: la prossima volta che passi, ti concedi quel silenzio? Magari, dietro una finestra, qualcuno sta già canticchiando Piccinni.

Delania Margiovanni

Laureata in Giurisprudenza, cambio strada quasi subito e dal 2008 lavoro sul web. Un ambiente dinamico che mi ha insegnato il valore della ricerca continua, della curiosità e della capacità di rimettersi sempre in gioco. È proprio qui che ho scoperto quanto si possa imparare ogni giorno, esplorando temi nuovi e lasciandosi guidare da passioni che evolvono nel tempo. La lettura resta, da sempre, il mio hobby del cuore.