Oggi Palazzo Simi è la sede del Centro Operativo per l’Archeologia di Bari, ma per chi lo attraversa senza preconcetti è qualcosa di molto più sorprendente: un museo gratuito, silenzioso e potentissimo, incastonato nel cuore di Bari Vecchia.
È uno di quei luoghi che non urlano la propria importanza, non hanno code chilometriche né biglietti da esibire. Ti accolgono con discrezione, quasi con pudore.
Da fuori, Palazzo Simi appare come un elegante edificio rinascimentale, composto, ordinato, perfettamente integrato nel tessuto urbano antico. Nulla lascia intuire ciò che custodisce. La vera magia, infatti, non è verticale verso l’alto, ma verso il basso. Basta iniziare a scendere le scale perché la percezione cambi completamente. Non stai entrando in un museo, stai scivolando dentro la storia di Bari, strato dopo strato.
Architettura: un palazzo “matrioska”
Il piano nobile è quello che ti aspetteresti da una dimora del Cinquecento. Sale ampie, soffitti alti, luce filtrata con equilibrio, pavimenti in pietra che parlano di potere e stabilità. È l’architettura di una famiglia nobile che voleva mostrarsi solida, rispettabile, moderna per il suo tempo.
La facciata segue la stessa logica. Sobria, tardo-rinascimentale, senza eccessi decorativi. Un palazzo che non ostenta, ma impone rispetto. Ed è proprio questa compostezza a rendere ancora più spiazzante ciò che è stato scoperto sotto.
Durante i lavori di restauro, il palazzo è stato letteralmente svuotato come un guscio. Non per cancellare, ma per rivelare. Gli interventi hanno permesso di leggere ciò che il palazzo custodiva nel suo ventre: strutture più antiche inglobate, riutilizzate, adattate. Palazzo Simi non è stato costruito “dopo” qualcos’altro. È stato costruito sopra.
La storia: un viaggio verticale nel tempo
Visitare Palazzo Simi significa fare un’esperienza rara: un viaggio nel tempo che non è orizzontale, ma verticale. Più scendi, più torni indietro.
Al livello zero ti trovi nel Cinquecento. Qui viveva la famiglia Simi de Burgis, nobili di origine lucchese, protagonisti della Bari rinascimentale. Questo era il loro spazio di rappresentanza, il loro modo di dichiarare appartenenza sociale e prestigio.
Sotto il pavimento, però, il tempo cambia improvvisamente volto. Entri nel Medioevo. Emergono i resti di una chiesa bizantina dedicata a San Gregorio de Falconibus, con colonne, murature e strutture che raccontano una Bari profondamente diversa, spirituale, difensiva, compatta. Accanto alla chiesa compaiono tracce di case-torri medievali, testimonianza di una città che viveva anche di verticalità e protezione.
Scendendo ancora, arrivi all’epoca romana. Qui la sorpresa è totale. Resti di domus eleganti, pavimenti decorati, spazi domestici raffinati. Non una periferia improvvisata, ma una Bari romana abitata da famiglie benestanti, che curavano estetica e comfort. È il livello che ribalta definitivamente l’idea di una città nata “per caso”.
Perché è importante per la città
Palazzo Simi è molto più di un sito archeologico. È il custode del tempo urbano di Bari. Senza di lui, gran parte della storia sotterranea della città sarebbe rimasta invisibile o frammentata. È il punto di riferimento per l’archeologia urbana, il luogo che dimostra come Bari non sia una città stratificata in modo casuale, ma secondo una continuità precisa.
Qui si capisce un concetto fondamentale: Bari è stata costruita sulla Bari precedente. Ogni epoca non ha cancellato la precedente, l’ha inglobata. L’ha trasformata in fondazione, in sostegno, in memoria fisica. Palazzo Simi rende questo concetto tangibile. Non lo spiega, lo mostra.
Curiosità e cose che devi sapere
All’interno sono conservati numerosi reperti di vita quotidiana: ceramiche, monete, utensili. Oggetti semplici, ma potentissimi, perché raccontano come vivevano davvero i baresi mille anni fa, cosa mangiavano, cosa usavano, cosa consideravano importante.
L’ingresso è gratuito. Un dettaglio che rende Palazzo Simi una vera anomalia positiva. In una città dove spesso i tesori più grandi sono nascosti, questo luogo è aperto a tutti, senza barriere economiche. Un regalo per chi visita Bari, ma anche per chi ci vive.
La cosa forse più sorprendente è la cosiddetta “chiesa nella casa”. Le colonne della chiesa bizantina non sono state eliminate. Sono diventate fondamenta, supporti, elementi strutturali del palazzo nobiliare costruito secoli dopo. È uno di quei casi in cui l’architettura racconta meglio di qualsiasi libro: il sacro che diventa struttura, il passato che sorregge letteralmente il presente.
Palazzo Simi non è solo un edificio da visitare. È un luogo da capire. Un cubo di Rubik della storia barese, dove ogni faccia appartiene a un’epoca diversa, ma tutte fanno parte dello stesso, straordinario disegno.


