Di martedì, il respiro di Bari Vecchia cambia. Le persiane si chiudono un attimo prima, i passi rimbombano tra le chianche, e qualcuno giura di vedere due occhi innaturali brillare dalla grondaia. È la notte della Gatta Mammone, quando il quartiere ascolta e non fiata.
A Bari Vecchia la storia cammina rasente i muri
Le voci corrono. Raccontano di una Gatta Mammone immensa, gatto nero dagli occhi rossi o giallo acceso. Non sarebbe un animale qualunque. Sarebbe una strega. O una donna che ha stretto un patto sbagliato. Si trasforma. Sale sui tetti. Spia i peccati. Custodisce un tesoro maledetto sepolto sotto un palazzo ormai in rovina. Qui non ci sono documenti a provarlo. Ci sono memorie, sussurri, storie di cucina. E un nome antico: “Mammone” che probabilmente rimanda a “Maimone”, figura arcaica del folklore mediterraneo legata all’acqua o al deserto. L’etimologia non è certa. La tradizione, invece, è viva.
Una leggenda che cammina sui tetti
La leggenda vuole che nelle notti di martedì e venerdì i gatti si radunino nei cortili. Un piccolo sabba felino. Code tese, soffi, un cerchio che non devi interrompere. Chi disturba rischia graffi profondi. O peggio, una fattura. Il racconto è tipico del folklore pugliese, dove il confine tra sacro e profano è sottile. Tra la Basilica di San Nicola e le edicole votive, la paura convive con la devozione.
Non ci sono cronache d’archivio su bestie gigantesche o processi a streghe in questi vicoli. Esistono, però, raccolte di tradizioni orali ottocentesche e novecentesche che trasferiscono su animali notturni i timori della comunità. Il gatto è perfetto: vede al buio, scivola, sparisce. Gli basta un cornicione.
Perché proprio il martedì
Il cuore della storia è qui. Il martedì non è un giorno neutro. In Italia sopravvive il proverbio: “Né di Venere né di Marte, non si sposa, non si parte…”. Marte è il pianeta della guerra. Il martedì porta un alone di rischio.
In Spagna e in Grecia, per tradizione, è il giorno sfortunato. A Bari Vecchia l’eco è la stessa. È il giorno in cui la superstizione alza il volume. Un giorno associato a energie di rottura, a riti di protezione, a racconti di “graffi” e di conflitti. Qui si inserisce la Gatta, che incarna l’avvertimento. Non abbiamo prove scritte locali che spieghino il legame diretto tra il martedì e la creatura. Abbiamo, però, la coerenza simbolica: Mars, rissa, unghie. E strade strette che cambiano l’acustica della notte.
Il martedì, insomma, non è un presagio scritto in pietra
È un accordo tacito con la città. La tradizione chiede prudenza. La comunità risponde con rispetto. E tu, se passi da queste parti, prova a fermarti in un largo e ad ascoltare. Se anche non vedi la Gatta Mammone, sentirai come il silenzio si allunga di un passo. Che cos’è, in fondo, la paura, se non il modo in cui un luogo ti chiede di muoverti piano?


