La prima volta che ci sono entrata era un pomeriggio di scirocco: porte socchiuse, profumo di pietra bagnata, un fruscio di voci nei cortili. Bari Vecchia respirava piano. Lì, tra pietra antica e piccoli innesti hi‑tech, ho capito che questo palazzo aveva qualcosa da raccontare.
Si comincia sempre da una soglia. Quella di Palazzo Calò, nascosto tra i vicoli di Bari Vecchia, ti fa rallentare. Non alzi la voce, quasi per rispetto. Le pareti di tufo sono vive, le volte a stella si rincorrono, e ogni arco sembra dire: “Piano, c’è tempo”. Mia zia barese lo diceva spesso: la pietra ha memoria, come il sugo che cuoce lento. E qui la memoria è stata coccolata.
La storia di Palazzo Calò
Il palazzo nasce tra Seicento e Settecento, quando i cortili interni servivano a respirare e le stanze erano cucite attorno a pozzi e scale strette. Il tempo ha scolpito la facciata, i gradini un po’ consumati, i balconcini discreti. Poi un lungo sonno. Finché qualcuno ha avuto l’idea giusta: un restauro leggero, rispettoso. Niente travestimenti pesanti. Solo il necessario per farlo tornare vivo.
Il restauro
Dentro, la scelta è chiara: pietra a vista e inserti di acciaio e vetro. Scale sottili che sembrano sospese, parapetti trasparenti, luci calde che non abbagliano. La tecnologia c’è, ma si comporta bene: climatizzazione silenziosa, impianti nascosti, infissi che proteggono senza sgridare. Come quando aggiungi un filo d’olio a crudo: non copre, esalta.
Palazzo Calò oggi
Oggi il palazzo è una struttura ricettiva con suite e piccoli loft, spesso con soppalchi e angoli cottura. Perfetta per chi vuole sentirsi a casa, non solo ospite. C’è anche una terrazza panoramica che guarda i tetti, il campanile, un po’ di mare se la giornata è limpida. Al tramonto è uno spettacolo. Fidatevi, ci vogliono due minuti per innamorarsi.
Il trucco di casa: pietra a vista e tecnologia al servizio dell’accoglienza
Vi dico il segreto, quello buono: qui hanno “cotto” tutto a fuoco lento. Hanno pulito la pietra senza sbiancarla, hanno lasciato parlare le volte antiche, hanno infilato il cuore hi‑tech dove non si vede. Così il palazzo respira. E chi arriva respira con lui.
Consigli per la visita
Qualche consiglio pratico, da amica: Orari “di cottura”: entrate nel vivo verso il tardo pomeriggio, tra le 17 e le 19. La luce sul tufo è più morbida. D’estate, mattina presto o al tramonto: la pietra resta fresca.
Varianti di percorso: arrivate a piedi dai vicoli della Città Vecchia. Scarpe comode, gradini corti ma frequenti. Se alloggiate, ritagliatevi 15 minuti per le parti comuni e la terrazza. Così vi orientate meglio. Piccoli accorgimenti: portate una sciarpa leggera in inverno (la pietra trattiene il fresco), una bottiglietta d’acqua in estate. Foto in controluce per esaltare le trame del tufo; spegnete il flash, viene più dolce.
“Conservazione” del ricordo: annotate i nomi delle strade e dei cortili. A Bari Vecchia ci si perde con gusto, ma ritrovare la strada fa comodo. Un profumo di focaccia e siete di nuovo a casa.
Palazzo Calò: un regalo da fare a se stessi
Mi piace pensare che Palazzo Calò sia come un pane ben lievitato: fuori croccante, dentro soffice. La pietra antica tiene insieme tutto, il cuore moderno scalda senza bruciare. Se passate da Bari, fatevi questo regalo. Entrate piano, guardate in su, ascoltate i muri. Poi, se vi va, fermatevi a dormire. Vedrete che successo a tavola… e sul terrazzo, al primo caffè del mattino.


