Tra l’azzurro che respira e la pietra che ricorda, Bari si racconta con semplicità: passi corti, salsedine in faccia, voci antiche che tornano. La Muraglia non è solo un margine. È una spina dorsale che tiene insieme il mare e la città.
Storia viva tra mare e pietra
La Muraglia di Bari nasce come difesa. I primi tratti risalgono all’età medievale. I Normanni e poi gli Svevi consolidano i bastioni tra XI e XIII secolo. Federico II rafforza Bari con criterio militare. Le mura proteggono il borgo e il porto adriatico.
Tra Ottocento e primo Novecento molte cortine vengono smontate. La città cresce. Nasce il quartiere murattiano su griglia regolare. Non tutto però scompare: il fronte a mare resiste. Oggi lo chiamiamo Muraglia e lo percorriamo lungo via Venezia. Il camminamento corre accanto a una pietra calcarea chiara, ruvida di sale. Non c’è un dato ufficiale univoco sulla lunghezza esatta del percorso accessibile. La passeggiata si estende comunque per alcune centinaia di metri, con affacci continui sull’Adriatico.
Il racconto cambia tono
Qui il racconto cambia tono. I baluardi non sono più confine militare. Diventano scena urbana. Il Fortino di Sant’Antonio ospita eventi. Il vicino complesso di Santa Scolastica custodisce scavi e un museo archeologico riaperto in epoca recente. A pochi passi si alza il campanile della Cattedrale di San Sabino. Poco oltre richiama i pellegrini la Basilica di San Nicola. Quando la città si ferma a maggio, dal 7 al 9, la festa di San Nicola riempie strade e banchine. La Muraglia diventa balcone per processioni, luminarie, fuochi.
Ecco il punto: è qui che il muro si fa cuore. La pietra tiene memoria, il mare porta notizie. La Bari Vecchia vibra su questo bordo. Le tradizioni non sono museo. Sono gesti quotidiani. Le donne stendono le orecchiette sotto gli archi, ad Arco Basso, poche traverse all’interno. I pescatori arricciano il polpo e lo vendono al porto. Il Lungomare monumentale, costruito nel Novecento, si specchia più in là. Ma il ritmo lo detta la Muraglia.
La passeggiata lungo la Muraglia
Si sale dalla Piazza del Ferrarese. Il vento cambia subito. L’odore è di salsedine e alghe. La luce rimbalza sul bianco. A sinistra scorre la città stretta. A destra si apre il mare. Vedi barche nel Porto Vecchio. Vedi reti stese ad asciugare. Vedi ragazzi con lo skate. Vedi nonni che contano le onde.
Cammini su via Venezia. Il parapetto è basso. La pietra è liscia dove tutti passano. Il Fortino di Sant’Antonio appare come una prua. La piazza sul bastione ospita concerti d’estate. Sotto, gabbiani e scogli. Più avanti, verso Santa Scolastica, la vista si allarga. Nei giorni tersi distingui i profili dei moli. A volte l’acqua è vetro. A volte si increspa di maestrale.
Se è mattina, scendi un attimo verso il porto. Assaggi focaccia calda. Senti dialetto e risate. Se è tramonto, resta su. Il sole cade dietro le case della città vecchia. Le campane tagliano l’aria. Nei giorni di festa la folla si ferma, applaude, canta. Non serve programma ufficiale per capire cosa conta.
La Muraglia non è una cartolina. È un ritmo da seguire. Pietra, passi, vento. Ti chiede solo tempo. E mentre il mare fa il suo lavoro di sempre, ti domandi: quanta storia può contenere un bordo, senza mai spezzarsi?


